Memorie di nonni
1
Dialogo nel buio
Cieca e quasi sorda da anni: come si resta in contatto con il mondo quando non restano che una mano e il silenzio. La storia della signora Carla.
La signora Carla penso sia la persona ospitata da più tempo in Villa Teruzzi. Non ho idea esattamente di quanti anni abbia, ma il mio primo giorno di volontariato, diciassette anni fa, era lì al suo posto. Purtroppo non è solo longeva ma anche cieca e quasi completamente sorda. Non ho idea se sia stata sempre non vedente o se abbia progressivamente perso la vista; in ogni caso non riesco neanche lontanamente a immaginare come sia vivere diciassette anni, metà della mia vita, in un mondo senza colori, forme e rumori.
Quali sono i suoi pensieri? Cosa sogna? Cosa pensa delle persone che la circondano? Domande che rimarranno senza una risposta.
All’inizio la signora Carla riusciva a camminare e aveva un minimo di udito grazie all’apparecchio acustico; qualche volta si riusciva a farle fare qualche giretto, ma a causa dell’udito scarso non si potevano fare grandi discorsi, non si andava oltre il come ti chiami o poco altro.
Il buio e l’isolamento che la circondavano la portavano a essere molto routinaria: se le facevi fare un giretto, a un certo punto ti chiedeva l’ora perché doveva tornare indietro per andare in bagno e prepararsi per mangiare. Era incredibile, aveva imparato a memoria la strada dalla sedia fino al bagno e, anche se completamente cieca, andava in completa autonomia. Per noi sarebbe una cosa naturale, ma per la signora Carla è un grande traguardo.
Dialogo nel buio
2
Quando si dice “piove sul bagnato”: dopo anni la signora Carla, a causa di alcuni problemi, ha perso la capacità di camminare da sola. Questo ha distrutto la sua routine, facendola dipendere ulteriormente dall’aiuto del prossimo e costringendola a ricostruire il suo piccolo mondo da zero.
Si può comunicare anche stando zitti, anche solo tenendosi per mano.
A volte però l’uscita da queste situazioni passa da piccoli gesti, da una mano in questo caso: l’unico modo che le è rimasto per avere ancora un collegamento con il resto del mondo. Ormai sappiamo che, quando la portiamo in giro, con una mano si spinge la carrozzina e con l’altra la si tiene per mano.
Il gesto di dare la mano può avere numerosi significati. Io lo uso spesso con gli ospiti, perché davanti a molte situazioni le parole spesso non bastano o non servono proprio a nulla: si può comunicare anche stando zitti, anche solo tenendosi per mano. Della signora Carla ricorderò l’immagine di lei al tavolo sulla sua sedia, con a fianco i suoi Lego che usa per passare il tempo, e mano nella mano con la sua vicina di tavolo, ospite e malata come lei ma con ancora il senso della misericordia.
Raccolto da Riccardo Beretta · Volontario AVO Concorezzo