Memorie di nonni
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Grigio, il colore della purezza
Si sposò vestita di grigio, in un’epoca che badava alla sostanza più che all’apparenza: il racconto della signora Angiolina.
La signora Angiolina è una donna dai bellissimi occhi grigi, con i segni sul volto di una persona che ha lavorato duramente per tutta una vita. Proviene da un piccolo paese vicino al Po, prevalentemente dedito all’agricoltura, dove la terra ti segna il volto e le mani, dove non c’è spazio per rilassarsi o svagarsi ma le stagioni dell’agricoltura scandiscono le giornate. Una vita molto povera, essenziale e austera, come quella di molti contadini della bassa.
Un giorno, mostrandomi la fotografia di suo marito, le chiedo del suo matrimonio e di com’era stato all’epoca… come era vestita, dove era andata per il viaggio di nozze.
Noi oggi diamo per scontato che il matrimonio sia scandito da una cerimonia in chiesa con fiori intonati ai vestiti delle vallette, un banchetto con numerosi ospiti, magari in una bella villa, e immancabilmente con la sposa vestita di un bellissimo abito bianco, colore che simboleggia la verginità e la purezza.
Non è raro sentire persone che si sposano in chiesa unicamente per indossare il vestito bianco. La ricerca dell’abito è diventata una vera e propria moda fatta di negozi e interminabili prove, oltre a essere un investimento non indifferente sul bilancio della cerimonia.
Grigio il colore della purezza
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La signora Angiolina invece mi raccontava che nel suo paese era usanza, per il matrimonio, vestirsi entrambi di grigio. Vestiti nuovi, ci tiene a precisare, ma grigi: probabilmente la stoffa più a buon mercato che avevano in paese. Un colore che s’intonava bene ai tempi, un’epoca in cui si badava più alla sostanza che all’apparenza.
A volte l’ostentazione passa anche da un vestito bianco.
La signora Angiolina mi raccontò anche che nel suo paesino una persona si era sposata con un bellissimo vestito bianco: era la donna più ricca del paese… Commentando, mi disse: “che ingiustizia, non poteva vestire anche lei come tutti noi? L’ingiustizia c’è sempre stata nel mondo, purtroppo!”.
Fa riflettere che questo fatto le sia rimasto talmente impresso da ricordarselo dopo sessant’anni. A volte l’ostentazione passa anche da un vestito bianco.
A me piace immaginare il matrimonio della signora Angiolina così: mano nella mano con suo marito che escono da una piccola chiesetta di campagna, entrambi vestiti di grigio, con il sole che le illumina gli occhi. Occhi felici, grigi come il suo vestito.
Raccolto da Riccardo Beretta · Volontario AVO Concorezzo