Memorie di nonni

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L’inizio di una storia d’amore

Cominciai a fare il volontario per una ragazza carina. Poi scoprii che bastava ascoltare: sarebbero stati loro a raccontarmi le storie.

Uno pensa chissà quali ragionamenti filosofici e morali spingano una persona a cominciare un’attività di volontariato; nel mio caso, niente di tutto ciò… Semplicemente volevo fare un fioretto per Natale ma non sapevo cosa fare e, quando ho saputo che una ragazza molto carina che conoscevo aveva cominciato a fare il corso volontari, ho avuto “l’illuminazione” su cosa fare…

Quando ho iniziato ero molto giovane, appena diventato maggiorenne e molto timido. L’associazione di volontariato AVO Concorezzo era appena nata e non c’erano volontari senior da cui imparare o che potessero darti delle dritte. Il primo giorno mi sono ritrovato in casa di riposo senza sapere minimamente cosa fare, ero completamente spaesato. Cosa dovevo dire? Cosa dovevo raccontare? Non ero una persona di molte parole.

A un certo punto mi sono fatto coraggio e mi sono avvicinato a una signora, e ho cominciato a chiederle come si chiamava, da dove veniva… e ho capito che non aspettava altro che qualcuno venisse da lei a chiederle come stava. E lì ho avuto la seconda illuminazione: non c’era bisogno di parlare, ma di ascoltare; sarebbero stati loro a raccontarmi le loro storie.

L’inizio di una storia d’amore

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Sempre all’inizio della mia attività di volontario, la caposala di allora mi aveva suggerito di far fare dei giretti alla signora Iolanda.

Non c’era bisogno di parlare, ma di ascoltare.

La signora Iolanda era affetta da una malattia che non le permetteva di parlare in modo corretto: in pratica pensava a una parola e ne diceva un’altra. All’inizio il dialogo non era stato facile, ma alla fine avevo trovato uno schema nei suoi discorsi, avevo finalmente trovato il modo di capirla. Mi ero legato molto a lei, passavo molto tempo insieme. Nonostante la malattia, che penso l’abbia colpita in tarda età, era una persona molto colta e aveva studiato molto più dei suoi coetanei. Era nata per caso a Firenze, originaria del lecchese ma vissuta per tanto tempo a Trieste, per poi accompagnare suo fratello in giro per l’Europa per lavoro.

Mi chiedo cosa possa pensare una persona colta, poliglotta e abituata a viaggiare, ritrovandosi ora relegata in una casa di riposo e facendo fatica anche a esprimere concetti semplici.

Non ho una risposta per questo, ma penso che se mi trovassi al suo posto comincerei a raccontare la mia storia di quando ero giovane, appena diciottenne, e ho cominciato a fare volontariato perché una ragazza molto carina si era iscritta al corso…

Raccolto da Riccardo Beretta · Volontario AVO Concorezzo