Memorie di nonni
1
Taran, taran, taran tan tan
Qualsiasi cosa le chiedessi, rispondeva «taran, taran, taran tan tan». Eppure la signora Luciana capiva, e amava, più di quanto le parole dicessero.
A volte si sente dire che il cervello è una macchina meravigliosa e misteriosa, ed è proprio il caso della signora Luciana.
La signora Luciana aveva un modo di esprimersi molto particolare: in pratica, qualsiasi cosa le chiedessi, lei rispondeva “taran, taran, taran tan tan” andando a ritmo di musica. Ogni tanto riusciva a dire il suo nome, ma non andava oltre. Come mai il cervello avesse memorizzato proprio quella particolare melodia è un mistero che rimarrà irrisolto. Apparentemente sono quei casi in cui c’è poco da fare, vista la barriera comunicativa. Spesso però non riuscire a comunicare i propri sentimenti o i propri pensieri non vuol dire necessariamente che non si capisca la realtà o le cose che ti circondano.
È difficilissimo dire se la signora Luciana riuscisse a capire, ma un episodio mi ha fatto riflettere. Stavo accompagnando in giardino un’altra ospite e ho incrociato la signora Luciana con i suoi figli e la nipote.
Taran, taran, taran tan tan
2
Quando la signora Luciana ha visto la nipote, si è chinata per baciarle la mano dicendo il suo nome con voce strozzata. I suoi occhi e la sua voce trasmettevano una grande felicità per averla rivista. Non è una cosa scontata, dato che non l’avevo mai sentita dire altro al di fuori del suo solito ritornello.
A volte un semplice saluto dice: «non mi sono dimenticato di te, non sei sola».
Chiaramente, con Luciana non era possibile avere dei dialoghi, ma spesso, a fine turno, passavo a salutarla. Lei era sempre felice quando la salutavo, lo si capiva dagli occhi, anche se non c’era un dialogo vero e proprio. A volte un semplice saluto è un modo per dire all’altra persona: “non mi sono dimenticato di te, non sei sola”.
Raccolto da Riccardo Beretta · Volontario AVO Concorezzo