Memorie di nonni
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Un nuovo inizio
L’AVO Concorezzo confluisce in AVO Monza. Non una fine, ma — tra messe, preghiere e il signor Angelo — un nuovo inizio.
Ci apprestiamo, a fine anno, a sciogliere l’associazione AVO Concorezzo. Gli adempimenti burocratici sono diventati sempre più pesanti con il passare del tempo, e il Covid ha fatto il resto. Il numero dei volontari si è ridotto del 75%, rimanendo una decina. È questa la fine della nostra associazione? Io penso di NO!!
A luglio siamo tornati in casa di riposo dopo quasi un anno e mezzo di assenza. Non è come prima del Covid, e forse mai più lo sarà, ma il cancello si è aperto.
L’associazione AVO Concorezzo confluirà in AVO Monza, e questo ci permetterà di continuare il nostro lavoro. È questa una cosa nuova?
In verità no: all’inizio di questa avventura, più di venti anni fa, abbiamo cominciato proprio con AVO Monza, su proposta del professor Iamartino. Io personalmente non la vedo come la fine, ma come un nuovo inizio, e a tutti gli effetti lo è!
Il mondo è cambiato completamente, e anche la vita nella casa di riposo è stata completamente stravolta. Tutte le abitudini consolidate che avevamo sono state ribaltate. Neanche nel mio sogno più fantasioso avrei mai pensato che, abituato a girare tra i nuclei di Villa Teruzzi liberamente, oggi mi sarei trovato vincolato al solo salone d’ingresso con camice monouso, sovrascarpe, cuffia e mascherina FFP2…
In ogni caso, a me piace pensare che finché un solo volontario presterà servizio in Villa Teruzzi, AVO Concorezzo non morirà.
Perché AVO Concorezzo non è solo uno statuto, sicuramente importante, ma è molto altro. AVO Concorezzo sono i ricordi che ci portiamo appresso, gli insegnamenti dei nostri nonni, le lacrime asciugate, le mani accarezzate, i racconti ascoltati: tutto questo è AVO Concorezzo, e il primo gennaio 2022 queste cose non spariranno.
Un ringraziamento speciale e doveroso va a Elio: senza di lui tutto questo non sarebbe mai cominciato. Ha fatto un lavoro enorme e per lo più invisibile nella gestione burocratica e amministrativa dell’associazione. È facile per noi ricevere i complimenti dai nostri nonni, ma tutto questo è stato possibile perché Elio lo ha reso possibile!! Lunga vita all’AVO Concorezzo!!!
Un nuovo inizio
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To be continued…
Siamo nel 2024. L’ultima volta che ho scritto avevo appena ripreso a fare volontariato in casa di riposo. Oggi le restrizioni, con molta lentezza, si sono allentate. Per la carenza di volontari e per motivi personali ho spostato il mio turno dal sabato al venerdì pomeriggio, tra non poche difficoltà lavorative. Questo cambiamento mi ha portato a reinventare la mia “routine” di volontario ormai consolidata. Adesso, appena arrivo, aiuto a preparare la messa. Però spesso il mio aiuto è superfluo, visto che molte volte arrivo tardi. Allora, durante la messa, mi avvicino ad Anna Maria, una ex volontaria ormai ricoverata in Villa Teruzzi da diverso tempo (ho scritto su di lei la storia “A volte si ride”). In passato si riusciva ancora a parlare con lei, magari a farla cantare o camminare; dopo il Covid, invece, è sempre in sedia a rotelle e con gli occhi chiusi. Non dorme, ha semplicemente gli occhi chiusi, come se vivesse in un mondo tutto suo che si è costruita. A volte muove le mani, si mette il dito in bocca come una bambina e dice qualche parola confusa. Anche quando apre gli occhi mi paiono vuoti, senza espressione, quasi senza anima. Durante la messa mi avvicino al suo orecchio e dico con lei il Padre Nostro o l’Ave Maria. Con questo piccolo gesto mi sembra di scuoterla dal suo torpore. Una volta mi è sembrato di capire, dai suoi farfugliamenti, che questa preghiera le rendesse più leggero il cuore. È difficile dire se questa sia una mia suggestione o sia verità, ma lei è sempre stata molto credente e forse queste parole del Padre Nostro, ripetute per tanto tempo, risvegliano qualcosa in lei.
Finché un solo volontario presterà servizio in Villa Teruzzi, AVO Concorezzo non morirà.
Finita la messa faccio delle chiacchiere con gli ospiti, ma ho sempre un appuntamento fisso con il signor Angelo. Questa è sempre stata una caratteristica del mio fare volontariato: il rapporto a tu per tu con una persona mi ha sempre permesso di entrare più in profondità nell’anima dell’ospite.
Angelo è una persona estremamente colta, un imprenditore di Concorezzo. Nella sua azienda fabbricava i cliché, stampi che venivano usati per le confezioni di prodotti cosmetici. Grazie al suo lavoro ha viaggiato moltissimo per l’epoca: Stati Uniti, Canada, Cuba, Sud Africa e chissà quali altri posti.
La malattia purtroppo lo ha relegato alla sedia a rotelle e lo ha reso quasi completamente cieco, ma perfettamente lucido. Essendo una persona estremamente curiosa, ho cominciato a leggergli il giornale e a commentare le notizie del mondo. Da un certo punto di vista io e lui ci assomigliamo molto, entrambi insaziabili di informazioni di ogni genere. Da una semplice lettura del giornale, i nostri incontri si sono trasformati in discussioni di geopolitica, storia, scienza e sport. Spesso Angelo si prepara delle domande che si tiene in mente durante la settimana e che poi mi rivolge al nostro incontro del venerdì (una volta mi ha chiesto di spiegargli la fusione nucleare del sole). Devo ammettere che mi ha insegnato davvero molte cose e mi ha permesso di approfondire argomenti che mai avrei pensato.
Con Angelo vedo il mio percorso di vita: 24 anni fa ho cominciato a fare volontariato ascoltando e consolando gli anziani che si aprivano a me; adesso, messa da parte la timidezza dell’età giovanile, racconto, parlo e spesso strappo anche delle risate. Un percorso di volontariato, ma anche di vita. Non so se sono migliorato in questi anni, ma semplicemente il mio modo di fare volontariato rispecchia quello che sono io oggi, e sono certo che tutto questo cammino con i miei nonni non è stato vano.
Raccolto da Riccardo Beretta · Volontario AVO Concorezzo