
Via Francigena nel Lazio: da Montefiascone a Trevignano Romano
Quando si pensa alla Via Francigena, la mente corre alla Toscana. Eppure il tratto laziale è forse il più autentico: meno frequentato, lontano dai circuiti turistici, capace di sorprendere anche i camminatori più esperti. Questo trekking fotografico percorre 4 tappe da Montefiascone a Trevignano Romano, sul lago di Bracciano, per circa 79 km totali, tra borghi medievali, noccioleti infiniti, città etrusche e paesaggi che in primavera esplodono di colore. Abbiamo incontrato pochissimi pellegrini italiani — quasi tutti stranieri — segno di quanto questa parte della Francigena nel Lazio sia ancora poco conosciuta. Se ami i reportage di viaggio fuori dai circuiti ordinari, dai un’occhiata anche al nostro viaggio in Camargue e al reportage su Napoli. Partiamo insieme, tappa per tappa.
Tappa 1 · Montefiascone – Viterbo (18 km)
Campi di papaveri e centro medievale
Punto di partenza: la stazione di Montefiascone (località Zepponami), dove conviene lasciare l’auto. Prima però vale la pena salire nel centro storico: Montefiascone è costruita su un colle vulcanico e offre un panorama spettacolare sul lago di Bolsena. Nella piazzetta si affaccia la chiesa di Sant’Andrea in Campo, una chiesa ortodossa della comunità rumena: se siete fortunati, potrete assistere a un rito autentico.
Il sentiero vero e proprio inizia dopo un breve tratto sulla via Cassia. Da qui il percorso è prevalentemente pianeggiante o in leggera discesa: difficoltà bassa, adatto anche a chi non ha esperienza di trekking. In primavera i campi si riempiono di papaveri e fiori selvatici, una scenografia perfetta per chi porta una fotocamera. Abbiamo incontrato due pellegrini irlandesi, padre e figlio, con cui abbiamo condiviso aneddoti e vino a cena: è la magia dei cammini, incontrare persone che altrove non avremmo mai avvicinato.
L’ultimo tratto entra nella periferia di Viterbo su asfalto. Il centro storico medievale è notevole e merita almeno mezza giornata; noi abbiamo dormito al Residence Nazareth, in posizione centrale. Per il tracciato GPS ufficiale e le informazioni logistiche aggiornate il riferimento è il sito ufficiale Vie Francigene.
















Tappa 2 · Viterbo – Vetralla, via San Martino al Cimino (22 km)
Boschi, dislivello e l'abbazia cistercense del XIII secolo
Da Viterbo ci sono due varianti per raggiungere Vetralla. Noi abbiamo scelto la via classica, più lunga ma molto più interessante, che passa per San Martino al Cimino. È la tappa più impegnativa: il dislivello è significativo, soprattutto considerati i chilometri complessivi. Il primo tratto scorre su una strada asfaltata poco trafficata ai margini della periferia di Viterbo, poi si entra in un bosco fitto che accompagna fino alla vetta del dislivello.
San Martino al Cimino vale da solo la deviazione: un piccolo borgo a 560 metri, con un’abbazia cistercense del XIII secolo sproporzionatamente grande rispetto al paese, affascinante proprio per questo contrasto. Dal belvedere si apre un panorama sulla pianura che in mattinata è avvolta dalla foschia. Dopo il paese il sentiero ridiscende dolcemente nel bosco fino al paesino di Tre Croci.
Da qui si può scegliere: svoltare a destra seguendo la Francigena classica, oppure proseguire dritto sulla Forocassio, asfaltata e poco trafficata, risparmiando circa 2 km. Vetralla è l’arrivo più rustico dell’itinerario: il centro storico ha un’aria dimessa, con case fatiscenti che però hanno un loro fascino decadente.















Tappa 3 · Vetralla – Sutri, passando per Capranica (24 km)
Noccioleti, borghi etruschi e le tombe rupestri di Sutri
La tappa più lunga è anche quella che regala le sorprese più grandi. Lasciato il dislivello alle spalle, il percorso si distende in pianura tra immense piantagioni di nocciole: chilometri di noccioleti ordinati che in certi punti ricordano le Langhe. Un contesto fotogenico e inaspettato, perfetto per immagini originali, lontane dai cliché del pellegrinaggio.
Prima di Sutri la Francigena attraversa Capranica, tappa di passaggio spesso ignorata dalle guide ma che merita una sosta: il centro storico è arroccato su una collinetta, con vicoli curati e una quiete rara. Qui abbiamo incontrato una signora portoghese da anni trapiantata in paese, che ci ha mostrato il suo giardino ricavato in uno spazio comune tra i palazzi. Uscendo si gode la vista di Capranica dall’alto; poi il sentiero costeggia un torrente tra ponticelli di legno: dopo le piogge il fondo è fangoso e scivoloso, meglio i bastoncini.
Sutri è l’arrivo più emozionante. Città etrusca costruita sul tufo, conserva tombe rupestri scavate nella roccia e un anfiteatro romano in ottimo stato, uno dei pochi in Italia ancora leggibile per intero. La storia trasuda dai muri: abbiamo dormito in un appartamento ricavato nella pietra viva, chiamato non a caso “Radici etrusche”. Sutri meriterebbe almeno una giornata intera; il viaggio, però, deve continuare.











Tappa 4 · Sutri – Trevignano Romano, sul lago di Bracciano (15 km)
Dalla città etrusca al lungolago: l'arrivo più scenografico
L’ultima tappa non fa parte della Via Francigena ufficiale, ma è la scelta logistica più sensata per chi — come noi — non ha abbastanza giorni per arrivare fino a Roma. Trevignano Romano si raggiunge in circa 15 km; da lì un pullman porta a Bracciano in pochi minuti, e Bracciano ha una stazione da cui è semplice tornare a Viterbo a recuperare l’auto.
Il percorso parte comunque affiancando la Francigena: si passa accanto all’anfiteatro romano di Sutri, con una piccola deviazione per le tombe etrusche, poi il sentiero si separa dalla via originaria e prosegue tra noccioleti in leggera salita. Si attraversano aziende agricole e maneggi fino alla ciclovia dei boschi, che costeggia il monte Rocca Romana e porta alla strada alta di Trevignano.
L’arrivo è scenografico: il lago di Bracciano appare improvvisamente dall’alto, con Trevignano adagiata sulla riva. Si può scendere al lungolago o allungare di un paio di chilometri fino alla Rocca Orsini, con un panorama mozzafiato sul lago e sui monti. Il lungolago è vivace e pieno di locali; noi abbiamo scelto di fermarci sul prato, guardare l’acqua e rimettere i piedi a mollo. Il viaggio finisce qui, fino alla prossima avventura.











