Cianotipia: la guida completa di un chimico
5 Luglio 2025
10 min di lettura
AbstractIn questa guida sulla cianotipia troverai tutto quello che serve per realizzare le tue prime stampe con la tecnica classica di Herschel: i reagenti giusti, la scelta della carta, il controllo dell’esposizione e lo sviluppo. Le spiegazioni chimiche sono scritte da chi lavora con questi composti di professione — non troverai ricette preconfezionate, ma capirai davvero perché ogni passaggio funziona (o non funziona).
La cianotipia è stata inventata da un chimico “pazzo” chiamato Sir John Herschel nel 1842. Come dice il nome, questa tecnica produce delle foto blu (blu di Prussia). Come vedremo in altri articoli, questa tecnica può essere virata successivamente verso altri colori.

Si dice essere la tecnica più semplice da imparare tra le stampe antiche. In sé la metodica chimica non è particolarmente complessa ma, se vorrete ottenere delle immagini che assomiglino come contrasto e rapporti tonali a quella vista sul vostro PC, vedrete che la cosa non sarà così facile come sembra.
Questa tecnica è stata poi modificata diverse volte negli anni recenti; la modifica più conosciuta (non l’unica) è quella attuata dal chimico britannico Mike Ware. Questa variante usa bicromato di potassio e sali di ossalato che presentano dei profili di tossicità che mal si adattano a un laboratorio casalingo. Per questo motivo ho voluto cominciare partendo dalla tecnica originale di Sir John Herschel, che invece utilizza sostanze senza rischi per la salute.
Consiglio l’utilizzo di guanti, occhiali di protezione e un camice. Ricordate che state manipolando comunque acidi e basi che, anche se non tossiche, a contatto con mucose e occhi potrebbero crearvi dei problemi.
I reagenti usati nella cianotipia
I reagenti utilizzati sono il ferro ammonio citrato (C₆H₈O₇·xFe(III)·yNH₃) e il potassio ferricianuro (K₃[Fe(III)(CN)₆]).
Il ferro ammonio citrato è il sale fotosensibile che permette il funzionamento della reazione. È utilizzato anche in altre stampe antiche come la Van Dyke; in altre è invece sostituito con il ferro ammonio ossalato perché penetra le fibre della carta più facilmente. I sali di ossalato però sono più tossici dei corrispettivi sali di citrato, per questo consiglio di mantenere il sale originale.
Il potassio ferricianuro potrebbe destarvi preoccupazione a causa del nome; in verità il gruppo cianuro è fortemente legato all’atomo di ferro, rendendolo poco tossico. Se sciolto in acidi forti potrebbe sviluppare acido cianidrico, quindi siate cauti. È comunque una reazione che non avviene con acidi deboli, poco concentrati o in ambiente neutro, quindi state tranquilli. Chiaramente non pensate minimamente di fare tutto questo nella vostra cucina, come ho visto in alcuni video su YouTube.
Preparazione dell’emulsione
Nella cianotipia originale i due sali vanno sciolti in acqua separatamente e miscelati in parti uguali solo prima dell’uso, perché insieme sono instabili. Molte volte su internet trovate ricette per preparare anche 100 ml di soluzione: viene fatto per comodità “matematica”, ma sarà per voi un grosso spreco di soldi se lo seguirete alla lettera.
Queste soluzioni tenderanno a formare muffe e vanno conservate in barattoli ambrati. Per darvi un’idea, per stampare una foto 20×30 cm vi basteranno tra 1,5 e 2 ml della soluzione miscelata. Vi consiglio di preparare piccole quantità: io personalmente preparo 10 ml per entrambe. Al momento della miscelazione, con una pipetta di plastica graduata dedicata, miscelo 1 ml di ciascuna soluzione in un terzo contenitore.
Usare perfettamente le proporzioni di Herschel può risultare complesso, visto che al tempo si usava una variante “marrone” del ferro ammonio citrato. Da fine ‘00 è entrata in produzione una variante “verde” che permette tempi di sviluppo più veloci. Generalmente il ferro ammonio citrato verde si usa a una concentrazione dal 20 al 26% p/v; per il potassio ferricianuro dal 12 al 16%. In genere si lavora in forte eccesso — capiremo nel prossimo capitolo il perché.
La reazione chimica della cianotipia
Le reazioni legate alle stampe al palladio o al platino sono chimicamente prevedibili: il sale di ferro riduce per ossido-riduzione il metallo nella forma insolubile in acqua, che rimane intrappolata nella carta. La reazione che avviene nella cianotipia non è invece ovvia. A prima vista si hanno due sali di ferro che non dovrebbero reagire tra loro. Penso — anche se non ho certezza — che Herschel abbia avuto molta fortuna: non a caso non si parla di invenzione ma di scoperta.
La molecola del blu di Prussia combina due stati diversi di ossidazione del ferro (cosa non comune) e soprattutto è insolubile in acqua, il che permette che si depositi nelle fibre della carta e imprima l’immagine. A dir la verità non è l’unica reazione che avviene: si forma anche una versione solubile, KFe(III)[Fe(II)(CN)₆]. Per questo si lavora in forte eccesso di reagenti, perché parte si trasformerà in questo sale solubile che verrà lavato via nelle fasi successive.
La carta
“Se modificherai gli altri parametri vedrai piccole differenze; cambiando la carta cambierà tutto.”
Se dovessi scegliere la variabile che impatta maggiormente sul risultato finale, sceglierei la carta. Non potete usare normali cartoncini: la carta deve prestarsi a lunghi lavaggi in acqua ed essere abbastanza spessa da assorbire almeno in parte l’emulsione. Per questo si prestano molto le carte per acquarello. Io personalmente uso la Fabriano Artistico 100% cotone, con una importante grammatura di 300 g/m².
Ci sono anche carte speciali molto costose, disegnate per le tecniche antiche come la platinotipia, che vanno bene anche per la cianotipia: ho eseguito diverse prove sulla Hahnemühle Platinum Rag. Confrontando le due carte, con lo stesso negativo e procedimento, ottengo risultati molto differenti. La Hahnemühle è molto meno contrastata e i bianchi sono sempre velati di un azzurrino; la Fabriano spicca per un contrasto spinto e richiede attenzione a non bruciare le alte luci. Non c’è un meglio o un peggio: dipende dal vostro gusto.
Spesso troverete carte con scritto “acid free”: utili per una normale stampa a getto d’inchiostro, nel caso della cianotipia non hanno senso. Il blu di Prussia è stabile a pH acidi ed è invece estremamente instabile a pH basici/alcalini.
L’umettante, croce e delizia
L’umettante non è altro che una sostanza che, spennellata sulla carta, rilassa le fibre e permette all’emulsione di penetrare meglio in profondità. Per noi che usiamo il ferro ammonio citrato al posto dell’ossalato diventa abbastanza indispensabile. Il problema sarà determinare la quantità precisa: una concentrazione troppo elevata rovinerà la stampa, una troppo bassa non servirà a nulla. Generalmente si usa tra lo 0,05 e lo 0,3% p/v.
L’umettante più usato è il Tween 20 (polisorbato 20), un detergente non ionico che potreste trovare in alcuni saponi o cosmetici. Si possono usare anche altri detergenti, a patto che siano non ionici: un detergente anionico comune come il sodio dodecil solfato potrebbe interagire con gli atomi di ferro in soluzione e produrre risultati indesiderati.
L’esposizione
La cianotipia è nata esponendo le opere alla luce solare in un torchietto di stampa. Con l’avanzare della scienza si è capito che era solo la luce UV ad attivare la reazione, come per tutte le stampe antiche. Se vorrete risultati riproducibili sarà indispensabile comprare una lampada UV — non serve spendere un capitale.
Il tempo di esposizione dipende da diversi fattori:
- Potenza della lampada in watt (io uso una lampada da 100 W)
- Distanza a cui porrete la vostra opera dalla luce
- Uso di light box
- Uso dell’umettante (può ridurre fino al 20–30% il tempo di esposizione)
- Il tipo di carta
Determinare il tempo è fondamentale, anche se vi accorgerete presto che non troverete mai il tempo perfetto per ottenere la stampa come la vedete a monitor. A un certo punto dovrete ricorrere a un negativo digitale calibrato. La carta emulsionata dovrà essere a stretto contatto con il negativo: se vedrete problemi di nitidezza, probabilmente sarà a causa di una cattiva adesione — vi assicuro che non basteranno delle mollette.
Lo sviluppo
Terminata l’esposizione, sarà necessario rimuovere tutte le tracce di reagenti non reagiti e il sale di blu di Prussia solubile con dei lavaggi acquosi. Consiglio una soluzione acida: acido acetico, citrico, cloridrico… in verità sono tutti uguali, cambiano solo le concentrazioni. Io consiglio l’acido citrico perché è economico, facile da trovare, non pericoloso e non puzza.
L’acido preserva le alte luci velando di azzurrino i bianchi: più è alta la concentrazione, più le alte luci si preservano, ma più il contrasto si riduce. Per l’acido citrico le concentrazioni variano da 0,1% a 1%. Sconsiglio l’acqua del rubinetto: ha un pH molto variabile, in alcune zone addirittura alcalino, e come visto un pH basico danneggia l’immagine. Un lavaggio in acqua acida per circa 5 minuti, cambiando spesso l’acqua, sarà più che sufficiente.
Acqua ossigenata
Terminati i lavaggi vedrete la vostra immagine di un pallido blu, non ancora il blu di Prussia. Per formarsi è necessaria un’ossidazione, che avviene naturalmente con l’ossigeno dell’aria in circa 24 ore. Se non avete pazienza, potete prendere dell’acqua ossigenata da supermercato (10–12 volumi) e diluirla 1:10 in acqua: l’ossidazione avverrà immediatamente. Il risultato finale non cambierà, avrete solo velocizzato il processo.
Non vi rimane adesso che lasciare asciugare la vostra opera per almeno una giornata e godervi il risultato delle vostre mani.




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