Memorie di nonni

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Lo spirito immortale

Apparentemente non capiva più nulla. Poi, in un lampo di lucidità, la signora Augusta mi insegnò che lo spirito non si ammala.

Penso di aver sentito diverse volte, nella mia vita: “tanto non capisce più niente, cosa ci vado a fare?”. Personalmente diffido sempre di queste affermazioni assolute, soprattutto quando si ha a che fare con persone con dei sentimenti, una storia e una vita alle spalle. Questo è stato l’insegnamento della signora Augusta e di mia nonna.

La signora Augusta è arrivata in casa di riposo in una condizione veramente ingestibile. Aveva una malattia che le causava confusione mentale ed era molto agitata.

Continuava a battere le mani contro la carrozzina o contro le sue gambe. Se ti avvicinavi troppo, rischiavi che ti prendesse e ti potesse anche far male. Urlava e spesso ti insultava: una situazione certamente non semplice, anche in una casa di riposo gestita da professionisti.

Un giorno, per l’ennesima volta si era tolta le ciabatte e mi ero chinato per rimettergliele ai piedi quando, in preda ai suoi consueti attacchi di agitazione, ha cominciato a picchiarmi con la mano sulla testa. In preda a un po’ di nervosismo, con la voce decisa le ho detto: “perché fai questo?”. Non riuscivo proprio a capire, ero lì per aiutarla!

Lei, in un momento di lucidità assoluta, guardandomi con i suoi occhi di un azzurro intenso mi disse: “perché sono malata!”.

Questa affermazione, per quanto semplice, mi ha lasciato allibito: era certamente una persona da cui non ti saresti aspettato un’autoconsapevolezza così profonda della sua malattia. Apparentemente era una donna che non capiva più niente, ma le persone non sono macchine e possiedono delle risorse che spesso ci sorprendono.

Lo spirito immortale

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Negli anni ho incontrato diverse persone ridotte in questi stati estremamente confusi; mia nonna era una di queste. Anche lei progressivamente aveva perso la memoria, sicuramente non mi riconosceva e a tratti faceva fatica a riconoscere anche i suoi figli.

I sentimenti non sono legati alla memoria, ma allo spirito che ci accompagna per tutta la vita.

Il giorno prima che morisse, una sera, ero in camera da letto con lei, con mia mamma e mia zia. Mia nonna aveva vomitato e stava veramente male. Non parlava, ma i suoi occhi mi trasmettevano stanchezza, fatica, tristezza… aveva raggiunto il suo limite.

Probabilmente in quello stato non capiva bene neanche chi fossero le persone che le stavano accanto. Ma forse una persona non ha diritto a essere amata anche, e soprattutto, in queste condizioni?

Quello che ho capito in tanti anni di volontariato è che puoi perdere la memoria, essere confusa o non parlare proprio, ma i sentimenti positivi e negativi — l’amore, l’odio, la solitudine, la felicità — rimangono. Perché non sono legati alla memoria, al cervello o a una particolare patologia, ma sono legati allo spirito, che ci accompagna indissolubilmente nel cammino della nostra vita.

Raccolto da Riccardo Beretta · Volontario AVO Concorezzo